Elogio dell’imperfezione

Acquistai il primo computer nel 1993 e da buon scacchista mi procurai subito Fritz. Non era un granché. Tra la pochezza del mio Compaq e i limiti del software, mi ricordo che lo battevo con una certa facilità.

Fritz 2 era già un altro affare. Per batterlo dovevo giocare con una certa attenzione, pena un possibile tatticismo.

Quanto era forte Fritz 2? Non avrei saputo rispondere. Era molto materialista, quasi privo di visione strategica e debole nei finali. La sua visione tattica, però, era molto superiore alla mia.

Per testarla, gli feci analizzare alcune partite del torneo di New York del 1924 e confrontai le sue analisi con quelle di Alekhine. Rimasi scioccato: Fritz aveva visto delle cose che erano sfuggite al campione russo!

A partire da quel giorno le analisi di Fritz e poi di Genius cominciarono ad affiancare le mie. Il loro ruolo era marginale e limitato alla scoperta di eventuali tatticismi, ma con l’arrivo di HIARCS, iniziai a prendere sul serio anche il giudizio del motore.

A quel punto nella mia testa cominciò ad affacciarsi una domanda: quanto i miei lavori erano davvero miei?

Era una domanda lecita, osservando l’evoluzione dei libri e delle riviste in questi ultimi vent’anni. I commenti testuali alle partite sono diminuiti. Sono invece aumentate le varianti, sempre più articolate e approfondite, probabili figlie di Stockfish.

Era fatale: scrivere e commentare è diventato un lavoro e nel mondo frenetico di oggi bisogna sfornare più materiale possibile. Prima i grandi giocatori pubblicavano una manciata di libri in tutta la loro carriera. Adesso ci sono autori da più libri all’anno, anche se ho il sospetto che lo scrittore sia lo stesso per tutti: Stockfish.

Contro questa deriva informatica ho deciso di fare un passo indietro.

A partire da questo articolo, tutte le partite pubblicate saranno commentate unicamente da me. Niente aiuti né revisioni da parte dei motori.

Ci saranno degli errori di valutazione e a volte qualche abbaglio, ma vi troverete di fronte a un articolo scritto da Ivano Belvisi e non dal solito Stockfish…